Prefazione

Da piccolo volevo fare lo scrittore nella vita. Mi piacevano tantissimo i libri, non riuscivo a staccarmi da quella loro capacità di raccontare qualcosa di invisibile nella realtà. Amavo poter evadere dalla vita per come la conoscevo ed esplorare nuovi mondi. Dalla fruizione alla creazione il passo è stato breve: ho iniziato a scrivere piccoli racconti, storie molto brevi e banali che prendevano componenti dai libri che più mi entusiasmavano nel momento in cui scrivevo. Inutile dire che quei racconti hanno solo visto la mia lettura.
Quando inizio a crescere, arriva altro nella mia vita che prova a scansare la scrittura: scopro l’informatica e la cultura hacker, da lì ho capito cosa veramente ero chiamato a fare nel mondo. I computer mi stregano totalmente: sembrano prendere quella capacità immersiva che avevano i libri e unirla a un livello di controllo e interazione ancora maggiori. I miei gusti di lettura cambiano, inizio a leggere sempre più saggi (tanto che oggi sono di gran lunga il genere che preferisco), alle superiori scopro la filosofia e la lettura di mondi fantastici lascia sempre più spazio alla ricerca nel capire il mondo in cui vivevo.
Il mio modo di scrivere cambia sensibilmente. Da un lato provo nuovi medium, aprendo il mio blog SpaceZero, dall’altro cerco sempre di mantenere la scrittura come la mia via di fuga, il mio luogo di evasione.
Tutti i componimenti che vedete, quindi, provengono da questo periodo, da questa ultima parte della mia vita. L’ordine non è strettamente cronologico, ma segue il percorso che sta dietro il nome di questa raccolta.
Umanamente, queste righe nascono dalla rottura di qualcosa. Raccontano di un circolo vizioso che al massimo della sua crescita e disperazione, collassa. Parlano di immaturità e inadeguatezza alla vità e di cosa si può provare scontrandosi contro ciò.
Narrano, insomma, di una fredda solitudine che viene scaldata dal contatto con qualcosa che sta oltre se stessi.
Come innamorarsi d’inverno.