Banalità dell'Eros
L’uovo è rotto nel paniere.
Un colpo imprevisto,
Un movimento brusco e inatteso
ha fatto uscire il suo contenuto.
Quell’uovo si chiama desiderio.
Ecco il suo contenuto.
Sogno capitali in cui portarti,
Dipingendo quadri tra i monumenti affiancati
ai tuoi lineamenti.
Esserti lontano rende profondo il vuoto,
Quello generato dall’attrazione, causa
della malinconia che mi ritrovo a provare.
Ed è qui che il mio viaggiare
mi porta alla tua immagine.
Gli occhi che il sole scherza nel farti cambiare
con i suoi raggi, quasi come un chicco di caffè
all’inizio della sua tostatura.
E poi giù, nelle linee pittoriche,
Perfette della tua figura:
La schiena che mima le dune che hai visitato
e che ricorda la brezza del caldo deserto al solo tocco;
I seni accoglienti e tentatori,
Al tempo stesso simbolo della vanità
del carnale e riconoscenza del potere della tua figura;
Il sorriso, quello che non si può ottenere
se non accendendo quell’intimità fragile,
Data e riconosciuta dal totale abbandono
della propria maschera individuale
in virtù di una vera connessione con l’altro.
L’ultimo atto di questo moto d’animo
arriva con la realizzazione dell’acutezza e dell’eleganza
di cui è contornata la tua carnalità.
Rimango ancora incredulo quando penso
a quanto ogni tuo abito riesca ad esaltare ed espandere
questa bellezza, mantenendo la purezza che la caratterizza.
Hai dato al tessuto un potere a molti sconosciuto.
Provo, quindi, a trattenere il metafisico.
Ma le tue foto non bastano,
Non trasmettono la bellezza al suo massimo splendore
come quando è viva, animata.
Non mi rimane che l’attesa,
Sperando di poter esprimere questo desiderio
e conferire lo scettro per farne Amore.