CUPEEI
2204.
La sedia è comoda davanti il tavolo di vetro.
Stanza ampia,
Tappeto morbido con quadrato azzurro in cui galleggio.
La libreria ordinata per colore.
Durante il discorso appare un buco:
Un pozzo perfora il tavolo,
Attraversa la reale materia.
136 cm di vuoto, sembra carta.
Precipito al suo interno,
Nell’assurdità del suo buio.
Cado per giorni.
Poi, il tonfo.
Poco dopo una piccola cordicella perlata cade dall’alto.
La sua chiarezza fa intravedere nel buio di quel buco.
Pareti di carta mi circondano.
Parlano di schemi, di aree, discipline, capacità.
Mi avvicino con sospetto alla corda,
La tiro.
D’un lampo sono nel posto dove dovevo essere:
Io.
Dopo aver cercato,
Un numero mi indica la via.
Torna la gente, tornano i sensi, le emozioni.
Torna l’Amore, la fiducia, la speranza.
Arredo questo nuovo luogo.
La sensibilità di lei,
La sua estetica con il suo profumo.
Questo posto è in continuo movimento ma non sussulta più,
Non si ribalta,
Non annega.
Ha imparato a navigare in acque in burrasca
e ora danza con la corrente.
L’equipaggio è piccolo, essenziale e ben selezionato.
Il viaggio che si sta svolgendo
non ha margini di ripensamento.
Ora sento di poter salpare.